Nelle ultime ore, l’opposizione conservatrice ha alzato notevolmente i toni del confronto politico, arrivando a paragonare l’esecutivo a una “mafia” e accusando direttamente il presidente del Governo.

MADRID. Il clima politico in Spagna si infiamma ancora di più, dopo anni segnati dalla crispación. Il Partito Popolare (PP), principale forza politica della destra spagnola, ha infatti convocato una manifestazione questa domenica 8 giugno a Madrid contro il governo guidato dal socialista Pedro Sánchez. Per farlo, in un attacco totale al governo di coalizione formato da socialisti e sinistra, il leader del PP Alberto Núñez Feijóo ha equiparato il governo attuale alla “mafia”. Lo slogan della manifestazione sarà proprio “Mafia o democrazia”. Si tratta di una strategia della destra spagnola, nel momento di massima debolezza dell’attuale esecutivo, ma le parole durissime usate contro l’esecutivo stanno destando molte critiche in Spagna.
Feijóo attacca duramente Sánchez: “Ogni mafia ha un suo capo”
La nuova escalation è avvenuta lo scorso fine settimana, quando il leader del PP, Alberto Núñez Feijóo, ha pubblicato un messaggio sulla rete sociale X (ex Twitter) con toni mai usati prima. A seguito di alcune pubblicazioni giornalistiche che fanno emergere nuovi possibili scandali in ambienti vicini al Partito Socialista, Feijóo ha scritto: “Ogni mafia ha un capo”.
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Il Partito Popolare ha poi rilanciato il messaggio con un video di forte impatto simbolico sui social, in cui si accusa il Governo di agire come una vera e propria organizzazione mafiosa. Il montaggio richiama l’estetica del celebre film Il Padrino e mostra, tra gli altri, l’ex ministro dei Trasporti José Luis Ábalos, la moglie di Sánchez Begoña Gómez, il procuratore generale dello Stato Álvaro García Ortiz, il dirigente del PSOE Santos Cerdán e Víctor de Aldama, figura centrale nella cosiddetta “trama Koldo”.
“Sono una mafia e dobbiamo cacciarli. Domenica tutti in piazza!” è il messaggio con cui il PP promuove la manifestazione, convocata per domenica 8 giugno a Madrid.

Un clima politico sempre più incendiato in Spagna
Il confronto tra governo e opposizione si è fatto sempre più acceso negli ultimi mesi, in un contesto segnato da accuse di corruzione, polemiche giudiziarie e tensioni istituzionali. La retorica utilizzata dal PP, con riferimenti diretti alla criminalità organizzata, segna un nuovo punto di rottura nel linguaggio politico spagnolo e solleva preoccupazioni per il livello del dibattito pubblico nel Paese.
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La fragilità parlamentare del governo, le recenti polemiche legate a casi giudiziari di alcuni singoli esponenti del governo, o ex membri, e l’uso strumentale di questi temi da parte dell’opposizione stanno ulteriormente erodendo la stabilità e credibilità. A giugno si sono però compiuti 7 anni dall’insediamento del primo dei tre governi guidati da Pedro Sanchez in questi anni. Senza colpi di scena, le prossime elezioni politiche generali sono previste nel 2027.
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Ulteriori tensioni il 6 giugno: Isabel Diaz Ayuso abbandona la conferenza Stato-Regioni
Questo venerdì 6 giugno ci sono state ulteriori tensioni: i leader regionali del Partito Popolare (PP), in modo coordinato, stanno utilizzando la 28ª Conferenza dei Presidenti delle Comunità Autonome, che si tiene oggi, per chiedere elezioni anticipate alla luce della situazione politica. I presidenti di Galizia, Andalusia e Cantabria lo hanno fatto già questa mattina.
Il presidente del Governo, Pedro Sánchez, ha respinto la richiesta di dimissioni: “Le elezioni saranno nel 2027”, ha affermato.
All’inizio dell’incontro, inoltre, la presidente della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, ritenuta da anni la possibile futura leader del PP e conosciuta per il suo linguaggio e posizionamento politico come la “Trump alla madrilena”, o una sorta di Giorgia Meloni spagnola, ha temporaneamente abbandonato la Conferenza dei Presidenti dopo che il Lehendakari (Lehendakari), Imanol Pradales, ha utilizzato il basco nel suo discorso alla riunione.
La leader del PP madrileno ha così dato seguito alla minaccia lanciata giovedì scorso quando aveva affermato che avrebbe lasciato la riunione se avesse sentito parlare in una delle lingue co-ufficiali spagnole che non fossero il castigliano, come il basco o il catalano. Sia il Lehendakari che il Presidente, Salvador Illa, e il Presidente galiziano, Alfonso Rueda, hanno parlato nelle loro rispettive lingue: rispettivamente basco, catalano e galiziano. Dopo i loro interventi, Ayuso è tornata in aula.
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